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Dallo Smartworking al “lavoro distribuito”: una riflessione sulle dinamiche che ci stanno travolgendo

#DistributedWork #SmartWorking #Collaboration #DigitalTransformation #PLM #BPM

I mutamenti intervenuti negli aspetti sociali già da qualche tempo stanno determinando sconvolgimenti nei paradigmi consolidati delle modalità organizzative del lavoro.

La possibilità introdotta dagli strumenti di collaborazione stanno consolidando nuove preferenze di modalità lavorative, in questo aiutate anche dalle crescenti difficoltà nel reperire risorse e competenze in talune aree geografiche, e dalla conseguente tendenza delle imprese a globalizzarsi non solo come espansione di mercati, ma anche come reperimento delle risorse.
Tutto questo ha reso possibile già da diversi anni lo sviluppo del lavoro distribuito, o del suo “sottoinsieme” divenuto di recente molto famoso con il termine di “Smart working”.

Ma ci voleva un fenomeno “epocale” nella sua drammaticità globale, come l’epidemia covid-19 che ha determinato il recente lock-down imposto a livello mondiale per motivi sanitari, per accelerare il processo di adozione di questa modalità di lavoro che, in un tempo assai più breve di quanto era ipotizzabile anche solo 3 mesi fa, sta passando dall’essere possibile, all’essere temporaneamente auspicabile, fino al divenire definitivamente indispensabile, in tutti quei casi nei quali non esista il fattore di necessità della presenza fisica in un determinato luogo.
Tutto questo sta abituandoci all’idea di poter decidere giorno per giorno, circostanza per circostanza, in quale modo, ed in quale luogo, svolgere il proprio lavoro quotidiano.

Lavoro distribuito non è semplicemente lavorare da “remoto”, ma significa organizzare una modalità stabile di lavoro collaborativo, capace di svolgere pienamente le proprie funzioni organizzati attraverso gruppi di lavoro virtuali che cooperano da più aree geografiche e secondo differenti modalità operative.

Si tratta in definitiva di un approccio che supera il concetto di lavoro individuale a “silos” svolto a distanza, in favore di un contesto globalmente distribuito dove la collaborazione tra gli attori aziendali diviene il pilastro della organizzazione. La tecnologia a disposizione delle aziende diventa il mezzo, lo strumento abilitante, per poter realizzare questo paradigma.

La chiave per vincere la sfida del futuro, oramai divenuto presente, e sapere rispondere in modo efficace al cambiamento è quella di percorrere la strada dell’innovazione con convinzione e determinazione, non facendosi spaventare dagli eventi epocali come quelli che stiamo vivendo, ma adottando una visione positiva e, considerando le avversità come una opportunità concessaci dal destino di riflettere sulle nostre organizzazioni, fare la punta alle matite, mettere in fila le priorità attuando programmi “Digital Industrial Transformation“, (trasformazione digitale delle imprese) iniziando a modellare le aziende e le organizzazioni per processi di business appoggiandosi ad infrastrutture adeguate ad abilitare, promuovere, sostenere e rendere persistente (= resiliente) questa trasformazione che dovrà potere essere attuata in modo graduale e scalabile.

E’ qui che entrano in gioco soluzioni come RuleDesigner.” spiega l’ing. Gianfranco Biguzzi CEO dell’azienda.

“RuleDesigner è una soluzione che, da oltre un decennio, è integralmente basata sul web quindi operante all’interno dei comuni browser. La sua peculiarità è quella di aver fatto convergere al proprio interno strumenti funzionali all’esecuzione delle attività di relazione e alla tracciabilità degli asset informativi, con strumenti a supporto del lavoro collaborativo, in modo semplice e distribuito.

Più in dettaglio possiamo definire RuleDesigner come una piattaforma di collaborazione enterprise che abilita, promuove e supporta la social collaboration nei team aziendali ai fini di un’efficiente gestione dei processi di business in ambito PLM (Product Lifecycle Management) e BPM (Business Process Management).

Prima del lockdown, RuleDesigner poteva apparire quasi come un “lusso”, un prodotto avanzato che si concedevano aziende guidate più da motivi virtuosi piuttosto che da vera necessità. In realtà è stata la lungimiranza, la capacità di esaminare le cose in prospettiva, il driver della loro digitalizzazione avanzata. E ne sono state ripagate. Infatti con RuleDesigner hanno potuto continuare lo svolgimento dell’attività lavorativa, quasi senza impatto, anche in questa emergenza coronavirus dove le persone, improvvisamente, hanno dovuto convertirsi al lavoro da casa.

Chi utilizza RuleDesigner è già pronto a consolidare questa modalità di lavoro distribuito, rendendola parte integrante della propria organizzazione aziendale e non un rimedio temporaneo ad una situazione di emergenza.

Le organizzazioni che invece sono rimaste legate a sistemi di legacy o che si affidano a comuni applicazioni di tipo client/server, molto diffuse nell’ambito PDM e PLM ad esempio, hanno subito in questo periodo forti limitazioni nell’operatività e produttività delle persone.